UNIONE DEI GIOVANI DI SINISTRA Ambiente PERDITA DI BIODIVERSITÀ AD ALTA QUOTA

PERDITA DI BIODIVERSITÀ AD ALTA QUOTA

Non appena pensiamo alla regione montana alpina ci vengono in mente, oltre le punte innevate e i pendii scoscesi, i grandi pascoli verdi dove il bestiame bruca l’erba al sole della calda estate. Queste zone iconiche del paesaggio montano sono chiamate “regioni di estivazione” ovvero ecosistemi ricchi di biodiversità formatisi o in modo naturale o per induzione umana. Il termine estivazione sta ad indicare la migrazione estiva del bestiame verso questi luoghi che vengono più comunemente chiamati alpeggi.

L’uomo ha frequentato per millenni questi pascoli ma al giorno d’oggi ha un rapporto non equilibrato con essi. Se prima se ne faceva un utilizzo che consentiva al tempo stesso di sfruttare questa risorsa naturale e di favorirla, ora l’agricoltura alpina tende a sfruttarne intensamente alcuni ma a lasciarne altri totalmente abbandonati. Da una parte troveremo dunque un avanzamento della foresta mentre dall’altra un suolo eccessivamente coltivato, entrambe condizioni che finiscono col causare una perdita di biodiversità. Sia la biodiversità animale che quella vegetale formano un delicato equilibrio naturale che, se alterato, porta conseguenze gravi.

Innanzitutto un ecosistema povero di diversità sarà più delicato di uno più variegato e di fatto la sua sopravvivenza in caso di perturbazioni, disequilibri naturali e cambiamenti climatici viene resa più difficile del normale proprio a causa di ciò. Queste nicchie ecologiche corrono dunque il rischio di scomparire del tutto a causa di fenomeni naturali nonostante avrebbero una sopravvivenza accertata se solo non fossero state spogliate della loro varietà.

Un altro problema legato alla diminuzione della biodiversità è l’erosione, fenomeno presente nei territori con forte problematiche ambientali. La diversità delle specie vegetali che spesso creano dei veri e propri mosaici di radici svolgono una funzione di stabilizzazione del suolo e impediscono l’erosione che senza di questi asporterebbe particelle di suolo.

Sul piano economico-sociale invece la diminuzione della varietà della flora provoca una perdita della qualità del foraggio e conseguentemente della qualità del latte dei bovini che vengono allevati allo scopo di fornirlo. Il foraggio rappresenta genericamente i prodotti di origine vegetale che vengono utilizzati per alimentare il bestiame e un minor numero di essenze vegetali presenti nel pascolo porta gli animali ad una dieta più povera di micronutrienti. Le caratteristiche del foraggio variano a seconda della varietà di specie vegetali che lo compongono e le sue caratteristiche si ripercuotono su quelle del latte.

La biodiversità è necessaria e andando a perderla si incorre in innumerevoli problematiche. È necessario trovare una soluzione per non permetterne la perdita o per andare a compensare in modo naturale i vuoti botanici causati dall’uomo.

Una misura che viene presa per fare ciò è il favorire la formazione di ecotoni ovvero spazi intermedi fra due ecosistemi limitrofi, in questo caso il “prato” e la foresta. La formazione di queste zone che contengono al tempo stesso le specie di entrambi gli ecosistemi limitrofi danno dunque una biodiversità particolarmente variegata.

Oltre ciò è necessario che da parte dell’uomo vi sia una gestione più omogenea degli alpeggi che a seconda dei casi sono o totalmente abbandonati o eccessivamente sfruttati. In particolare si pone l’accento sulle modalità di pascolo negli alpeggi più alti che sono spesso quelli più abbandonati date le difficoltà che si hanno per raggiungerli.

Articolo di

Erika Canè

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