UNIONE DEI GIOVANI DI SINISTRA Territori PROBLEMATICHE COMUNI DEI SIN

PROBLEMATICHE COMUNI DEI SIN

I siti di interesse nazionale (abbreviati in SIN) sono aree del territorio definite, citando l’Art. 252, comma 1 del D.lgs. 152/06 e ss.mm.ii., in relazione alle caratteristiche del sito, alle quantità e pericolosità degli inquinanti presenti, al rilievo dell’impatto sull’ambiente circostante in termini di rischio sanitario ed ecologico, nonché di pregiudizio per i beni culturali ed ambientali. Sono zone che necessitano un intervento di bonifica o di messa in sicurezza poiché vi è una pericolosa contaminazione del suolo, del sottosuolo o delle acque superficiali. Inizialmente erano state individuate come SIN 57 aree ma ad oggi il numero è sceso a 42.

Queste zone comprendono, per esempio, discariche dove vengono smaltiti rifiuti in modo incontrollato oppure poli industriali che hanno rilasciato inquinanti nel luogo in cui sono ubicati. Proprio i poli industriali sono diventati un gran problema intricate ragioni. Le fabbriche sono legate alle vertenze ambientali ma al tempo stesso anche al mondo del lavoro e alla salute e sovente si trova un ampio dibattito su come agire in relazione ad esse. Agli occhi di alcuni ambientalisti le fabbriche andrebbero chiuse per procedere con la bonifica delle zone che occupano, ritenendo correttamente che si necessiti di ciò sia per salvaguardare l’ambiente che per salvaguardare la salute delle persone che vivono in zone inquinate. Tuttavia, diverse realtà si scontrano con quest’idea sostenendo un altrettanto giusto ragionamento che vede al suo centro i troppi lavoratori che rimarrebbero senza impiego andando ad alimentare la bestia della disoccupazione.  Il dibattito fra queste due visioni che non vengono considerate entrambe di estrema rilevanza sfocia nella staticità della questione dell’industria lasciando in uno stato di abbandono sia l’una che l’altra causa. Le conseguenze di ciò sono facilmente immaginabili e il lato più tetro del problema è il fatto che ciò avviene in moltissime realtà, in diversi luoghi dell’Italia.

Ogni zona ha le sue specifiche dinamiche che sono diverse da quelle di qualsiasi altra località ma questo particolare sottolinea un’eguale e disastrosa situazione su tutte le parti del territorio italiano definite come SIN e in cui sia presente un polo industriale.

Possiamo trovare un esempio di ciò se guardiamo nel sud-ovest della Sardegna nel polo industriale di Portovesme vedremo uno scontro fra chi teme i tumori che colpiscono con frequenza sempre più forte a causa dell’inquinamento e i lavoratori che reclamano il diritto al lavoro in una zona così povera e travagliata da essere colma di disoccupati. Invece dando uno sguardo alla Puglia, precisamente allo stabilimento ILVA di Taranto, noteremo di sicuro una storia più intricata e conosciuta con un impatto molto più forte ma caratterizzato dallo stesso bipolarismo del lavoro e dell’ambiente/salute. Ancora qui vediamo folle che urlano contro un mortifero luogo divenuto simbolo di malattia ma vediamo anche presidi di lavoratori e sindacalisti che difendono quella zona.

Se in località così differenziate fra loro riusciamo a riconoscere le medesime dinamiche abbiamo un problema non irrilevante che necessita di una soluzione, di una singola risposta che con specifiche variazioni potrebbe e dovrebbe essere applicata ovunque.

 

Articolo di

Erika Canè

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