UN GREEN NEW DEAL

Un Green New Deal per l’Italia

 

Premessa: il Green New Deal è una “tabella di marcia” che il nostro paese dovrà seguire tramite leggi ed emendamenti che modifichino o aggiungano in tutti i settori, sia essi economici o sociali, norme sul rispetto dell’ambiente al fine di raggiungere un equilibrio sostenibile tra le quattro parti costituenti delineate dal Diagramma di Venn.

Tale cambiamento è necessario per evitare danni ambientali a tutti i livelli: locale, nazionale e mondiale, siccome per quanto riguarda i cambiamenti climatici, si prevede che, entro il 2030, la percentuale di anidride carbonica raddoppierà e nella stagione estiva, la temperatura del mare aumenterà di 2-3 °C aggravando le condizioni degli ecosistemi già perturbati e portando al pericolo d’estinzione varie specie marine sia vegetali che animali

Inoltre oltre il 50% di tutta la superficie in cui si trovano gli ecosistemi europei è minacciato da problemi di gestione e da altri fattori di stress.

In media, ogni anno bruciano 700.000 ettari di boschi all’interno dell’Unione Europea a causa di incendi, siano essi dolenti o naturali, i quali portano al degrado le foreste.

Queste sono solo le problematiche più note, infatti i danni ambientali non si limitano a determinati settori ma sono diffusi in tutte le dinamiche sociali e economiche.

Il documento provvederà ad informare sulle questioni ambientali, concentrandosi sulla realtà sociale italiana e proponendo possibili soluzioni per un futuro “Green New Deal”.

Riforestazione e carbon-tax per diminuire le emissioni di CO2: è risaputo che le piante arboree sono le più indicate per lo “stoccaggio del carbonio”, infatti tale elemento è sottratto dall’atmosfera, nella quale è presente come costituente della CO2 e utilizzato per la produzione di glucosio (fotosintesi clorofilliana).

Per tale motivo con la perdita delle foreste, le quali sono aree ricche di materiale legnoso, il C non sarà più utilizzato dagli alberi con il conseguente grave rallentamento del ciclo di questo elemento, causando l’accumulo di anidride carbonica nell’atmosfera e l’aumento dell’effetto serra del gas in questione.

Ciò rende indispensabile un piano di riforestazione a livello europeo per recuperare le aree perse e diminuire naturalmente la concentrazione di anidride carbonica, aumentando al tempo stesso la biodiversità delle zone interessate.

Ogni stato dell’unione, come già anticipato dal Green New Deal Europeo approvato dal Parlamento dell’Unione Europea nel 15 gennaio 2020, dovrà tutelare le proprie aree boschive tramite il lavoro dei gestori ecologici e assicurarsi che gli ecosistemi perturbati o completamente estinti a causa della deforestazione in tutte le sue forme, siano ricostituiti tramite il trapianto di nuovi alberi delle stesse specie originariamente presenti in quella zona.

Ricordiamo che con il termine “bosco” o “foresta” si intende un terreno con copertura arborea (o densità equivalente) superiore al 10% e una superficie di oltre 0,5 ettari nella quale gli alberi dovrebbero raggiungere 5 metri di altezza minima in “situ” nella fase di maturità, sono comprese: aree sottoposte a rimboschimento, aree temporaneamente prive di soprassuolo forestale, piantagioni per scopi selvicolturali o protettivi, fasce alberate con estensione minima di 0.5 ha e larghezza minima di 20 m

Per quanto riguarda l’Italia, un bosco è definito tale se rispetta i requisiti del “Testo unico in materia di foreste e filiere forestali D.lgs. 34/2018”, ovvero se le superfici coperte da vegetazione forestale arborea, associata o meno a quella arbustiva, di origine naturale o artificiale in qualsiasi stadio di sviluppo ed evoluzione, hanno: estensione >2000 m^2, larghezza media >20 m, copertura arborea forestale >20%.

Non sono considerati “bosco”: Le formazioni di origine artificiale su terreni agricoli anche a seguito dell’adesione a misure agro-ambientali o degli interventi previsti dalla politica agricola dell’Unione europea, l’arboricoltura da legno, i noccioleti e i castagneti da frutto in attualità di coltura o oggetto di ripristino colturale, il bosco ceduo a rotazione rapida, gli spazi verdi urbani, i giardini pubblici e privati, le formazioni arboree insediate su superfici riconosciute meritevoli di tutela e ripristino delle attività agricole e pastorali dal piano paesaggistico regionale.

Anche se tali attività non sono riconosciute, è necessario una loro tutela e preservazione, soprattutto per quanto riguarda, in Italia, il tema dell’abbandono dei pascoli di montagna i quali sono minacciati quasi paradossalmente da una crescita non regolata di essenze arboree, impoverendo la biodiversità in quelle aree

il compenso per gli operatori ecologici sarà costituito dai finanziamenti previsti dalla PAC (Politica Agricola Comunitaria), in base al lavoro di tutela svolto, inoltre agli stati che si prodigheranno a rispettare i piani di riforestazione seguendo le indicazioni sopra citate potranno usufruire di prestiti a fondo perduto (la somma sarà proporzionale alla qualità dell’operato) con l’obbligo di investirli per lo sviluppo ecosostenibile.

Per quanto riguarda i compensi previsti per gli iscritti alla PAC dovranno essere aumentati per tutti gli operatori ecologici che possiedono un’attività agricola localizzata in una località montana e i quali si occupino della tutela e del ripristino dei pascoli al fine di preservare la biodiversità e il paesaggio montano. (vedi [4*])

L’emissione di anidride carbonica eccessiva sarà tassata tramite una “Carbon Tax”, la quale sarà ideata seguendo il modello della “tassa sul carbone” dell’Unione Europea.

Ciò significa che ad ogni attività saranno assegnate delle quote d’emissione di anidride carbonica in base al settore produttivo e all’area nella quale sono situate, siccome l’utilizzo dei carburanti fossili non è indispensabile per certe realtà lavorative come potrebbero essere per altre e inoltre gli ecosistemi non sono equamente sensibili all’impatto causato dall’inquinamento prodotto.

Con “quote d’emissione” si intende la quantità di inquinamento (in questo caso riferito alla CO2 emessa) che una attività è autorizzata a produrre, in un certo lasso di tempo, per la realizzazione dei suoi prodotti o per lo svolgimento dei servizi forniti.

Se tali quote non saranno rispettate si incorrerà in una pesante sanzione proporzionata all’eccesso di emissioni prodotte, mentre se l’azienda o comunque qualsiasi ente privato o pubblico che deve rispettare i limiti di anidride prodotta, inquina meno di quanto stimato riceverà dei “crediti” che potranno essere venduti alla BCE (Banca Centrale Europea) in cambio da investire nella propria attività.

Inoltre, ogni (numero da definire) anni si ricompenserà l’attività che, in un determinato settore con elevate emissioni, avrà prodotto la minore quantità di anidride carbonica, con un finanziamento costituito da soldi provenienti dalla BCE per lo sviluppo sostenibile delle strutture, mezzi o processi produttivi di tale attività.

Sostituzione del “parco macchine”: come è risaputo, la quasi totalità dei mezzi utilizzati sia per lavoro che per spostamenti si basano sul consumo di carburanti fossili, i quali con la loro combustione oltre a grandi quantitativi di energia hanno come prodotti secondari vari gas e particelle microscopiche conosciute come pulviscolo, aerosol o particolato.

Tali scarti della combustione costituiscono l’inquinamento atmosferico, che si propaga agli ambienti confinati e a tutti gli agenti fisici, chimici e biologici modificando le caratteristiche naturali atmosferiche, siccome di solito non sono presenti nella normale composizione dell’aria o lo sono ad un livello di concentrazione inferiore.

Gli inquinanti hanno un ruolo in molte patologie, infatti le più studiate sono quelle a carico dell’apparato polmonare, cardiocircolatorio e del sistema immunitario, tra le tante vi sono tumori, disturbi del sistema immunitario, allergie e asma.

Per tali motivi è necessario ridurre l’emissione di tali composti chimici attraverso la graduale sostituzione del “parco macchine”, ovvero di tutti i veicoli (inteso come mezzi di trasporto e di lavoro presenti nella totalità dei settori) che utilizzano carburanti fossili, con mezzi a minor impatto ambientale e ugualmente efficienti.

Per evitare possibili futuri malcontenti causati dall’elevato prezzo dei nuovi veicoli, per esempio elettrici, è necessario favorire l’acquisto da parte della popolazione mantenendo dei costi stabili e bassi, aggiungendo inoltre degli incentivi economici per coloro che, siano essi cittadini o attività lavorative, scelgono di passare a un mezzo elettrico o comunque più ecosostenibile.

Siccome la priorità rimane quella della “decarbonizzazione” dei mezzi, in caso il veicolo non sia stato sostituito nel tempo previsto si incorrerà inizialmente in una sanzione proporzionale al reddito (se si sta parlando di una persona fisica) o al profitto (se si sta parlando di una attività), dopo di che se entro un anno non vi è alcun cambiamento si provvederà al sequestro dei mezzi non a regola.

E’ importante specificare che il periodo in cui sarà previsto la sostituzione dei veicoli sarà stabilito in base al “reddito”, al numero di veicoli indispensabili utilizzati e al tipo di veicoli utilizzati. (ad esempio vi differenze tra attività che usano veicoli “convenzionali” e attività che usano veicoli speciali come autotreni, navi e aerei)

Tutto ciò che è stato illustrato precedentemente non sarà sostenibile se non vi saranno dei fondi per la ricerca disponibili, al fine di potenziare i veicoli elettrici siccome è noto che al giorno d’oggi tale tipologia di mezzi non è presente in tutti i settori (basti pensare all’aeronautica) e in ogni caso non può competere con l’efficienza della tipologia di mezzi a carburanti fossili.

Inoltre dovranno essere gradualmente sostituiti i materiali utilizzati per la realizzazione dei veicoli stessi e delle strutture ad essi collegati, come ad esempio le stesse strade, le quali potrebbero essere costituite da asfalto prodotto dagli scarti di plastica non “riciclati”, già usati in alcuni paesi europei.

Per quanto riguarda le materie utilizzate per i veicoli stessi, potrebbero essere di origine naturale, come dimostrato dallo studio delle fibre di Canapa, più resistenti del materiale metallico usato per la carrozzeria delle auto moderne.

Approfondimenti

Un diagramma di Venn (detto anche diagramma di Eulero-Venn) è un diagramma che mostra tutte le possibili “relazioni logiche” tra una collezione finita di insiemi differenti ed è stato proposto nel 1880 dal matematico inglese John Venn in un articolo intitolato; On the Diagrammatic and Mechanical Representation of Propositions and Reasonings

È utilizzato anche per spiegare il concetto di Sostenibilità, la quale è possibile solo quando gli “insiemi” di ambiente, società, e politica/amministrazione si incontrano.

Con “l’insieme dell’ambiente” si intendono tutte le componenti che caratterizzano la biosfera, incluse le conseguenze delle attività umane, affinché vi sia una realizzabilità tra ambiente e economia.

Con “l’insieme della società” si intendono tutte le componenti che caratterizzano i comportamenti, le abitudini e le attività (non economiche) della società umana, compresi di diritti umani, affinché vi sia tra società e ambiente vivibilità e equità tra società e economia.

Con “l’insieme dell’economia” si intendono tutte le componenti che caratterizzano le attività umane con una finalità economica e tutte le leggi e teorie che regolano l’economia moderna, le quali devono puntare al massimo profitto/produttività senza danneggiare la sfera ambientale e sociale.

Negli ultimi anni è stato considerato anche “l’insieme politico” che è costituito da tutte le leggi, regolamenti e norme che caratterizzano la normativa dello stato per una sostenibile crescita sociale, economica e della tutela ambientale.

Il carbonio, come ogni elemento chimico naturale, compie un “ciclo” attraverso vari livelli della biosfera.

Se si considera il “ciclo del C” è necessario comprendere che il carbonio è il costituente principale di tutte le molecole organiche sul pianeta Terra, oltre alla CO2, per questo la fotosintesi clorofilliana non è altro che un processo che trasforma l’anidride carbonica (molecola inorganica) nel glucosio e altre molecole organiche.

Siccome è un ciclo, il carbonio ritorna nell’atmosfera con la reazione di combustione, digestione o demolizione della sostanza organica.

A differenza di quello che si pensa, non è ancora scientificamente provato che l’aumento di CO2 sia collegato all’evidente alzamento delle temperature, siccome anche durante la rivoluzione industriale, quindi durante anni di grandi emissioni inquinanti, vi sono stati periodi molto freddi o comunque con temperature discontinue e non in crescita costante come si aspetterebbe.

Nonostante ciò è evidente che l’anidride carbonica sia aumentata, come le temperature, in pochi anni, a differenza del passato in cui tali cambiamenti riguardava interi secoli.

Con il termine “gestori ecologici” si intendono tutti coloro che lavorano a stretto contatto con la natura e che per bisogni produttivi e economici, gestiscono l’ambiente circostante, senza danneggiare l’ecosistema.

Ad esempio la stessa figura del semplice “contadino” è un operatore ecologico, siccome con la gestione della vegetazione, la manutenzione dei muretti a secco e dei pascoli, mantiene stabili dei “microecosistemi” indispensabili per la sopravvivenza di molte specie animali e vegetali.

Se si pensa semplicemente alle “praterie” usate come pascoli non mantenute, non è difficile capire che saranno coperte da una vegetazione arborea o arbustiva, siccome sono zone a bassa competizione per le risorse dato che le uniche essenze vegetali sono tutte erbacee, ma così vi sarà una diminuzione della biodiversità.

Ciò è dato dal cambiamento delle caratteristiche “dell’ecosistema di confine” (detto Ecotono), ovvero della zona presente tra zone con diversi “ambienti”, in questo caso tra la zona boschiva e quella del pascolo, la quale scomparirebbe se tutta l’area fosse ricoperta dalle essenze arboree.

 

Articolo di

Matteo Valtolina

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Related Post