LA CLASSE OPERAIA VA IN PARADISO

Settembre 6, 2021 0 Di Erika Canè

“La classe operaia va in paradiso”, diretto da Elio Petri e scritto insieme a Ugo Pirro, è un film del 1971 ambientato all’interno del contesto industriale del post boom economico.

Il film ci presenta come protagonista Lulù, un operaio completamente alienato dal suo lavoro. Lulù è un lavoratore a cottimo e lo zelo ossessionato con cui svolge il proprio lavoro viene preso dai padroni  come modello di ritmo ideale per la produzione in fabbrica. Il suo esasperato ritmo lavorativo interferisce completamente nella sua vita in cui riesce solamente a lavorare e tornare a casa stanco e annichilito con la sola voglia di guardare il televisore e dormire senza neanche riuscire ad avere una vita sociale o un rapporto con i suoi cari. Egli deve mantenere con il suo lavoro non solo se stesso ma anche la sua ex moglie e loro figlio e la sua nuova compagna con il figlio di lei.

Appaiono come le azioni meccaniche e ripetitive di Lulù le varie realtà sociali e politiche in cui nasce la trama del film. Da un lato abbiamo la sinistra radicale (rappresentata da studenti che all’entrata e all’uscita del lavoro parlano agli operai per sollecitare una rivoluzione) mentre dall’altra le lotte sindacali.

La frenesia di Lulù viene di tanto in tanto fermata dalle visite che fa a un suo ex collega in manicomio: il Militina, un uomo diventato pazzo per via del lavoro in fabbrica. Il Militina è un personaggio che influisce su Lulù per quanta riguarda la presa di coscienza della pessima situazione in cui vive, una coscienza di classe che verrà acquisita solamente dopo un incidente sul lavoro che gli farà perdere un dito.

In seguito a ciò si unisce alle lotte radicali degli studenti e di alcuni suoi colleghi accrescendo il fermento all’interno della fabbrica che dopo uno sciopero generale sfocia in un aspro conflitto con la polizia.

Questo cambiamento repentino di Lulù ha un effetto drastico sulla sua vita poiché viene licenziato dalla fabbrica e lasciato solo non soltanto dalla sua compagna ma anche dai suoi colleghi e dagli studenti. Questi ultimi ritengono di non poterlo aiutare in nessun modo perché il suo è un caso unicamente individuale. Inizialmente nessuno si interessa o provvede al suo licenziamento.

Successivamente, nonostante la situazione drammatica, i suoi compagni riescono a farlo riassumere grazie al sindacato e quando ritorna a lavorare racconta ai suoi colleghi un sogno che ha fatto in cui il Militina tentava di abbattere a testate un muro dietro al quale c’era una nebbia in cui erano avvolti lui e gli altri operai.

Quando uscì, questo film venne accolto con freddezza e con critiche da diverse aree politiche. Nonostante il film dia un forte messaggio politico prendendo una posizione ben precisa su alcune questioni sociali lo fa attraverso un realismo disarmante che però non dà sostegno alle ragioni di un  certo pensiero politico ma, appunto, racconta la realtà oggettiva e ne fa derivare una necessaria critica anticapitalista.

Esso mostra con lucidità non solo un quadro generale sul mondo operaio ma anche un’analisi cinematografica del concetto di alienazione, una piaga che si estende ad ogni tipo di lavoro anche ai giorni nostri. Essa viene mostrata per quello che rappresenta nella società: la conseguenza diretta del sistema economico capitalista che pone le sue basi su un modello individualista che ha come fulcro la produzione atta al consumo e all’accumulo di capitale. Quest’ultimo determina il valore di tutto e tutti, è una realtà concreta attraverso il quale gli uomini si rapportano con il mondo e fra di loro, è una proprietà materiale che appare estraniata ed estranea ogni individuo che la possiede.

 

Quanto meno mangi, bevi, compri libri, vai a teatro, al ballo e all’osteria, quanto meno pensi, ami, fai teoriecanti, dipingi, verseggi, ecc., tanto più risparmi, tanto più grande diventa il tuo tesoro, il tuo capitale. Quanto meno tu sei, quanto meno realizzi la tua vita, tanto più hai; quanto più grande è la tua vita alienata, tanto più accumuli del tuo essere estraniato.”

Karl Marx