UNIONE DEI GIOVANI DI SINISTRA Cultura OGNI DONO HA UN COSTO: LA FILANTROPIA DEI MILIARDARI

OGNI DONO HA UN COSTO: LA FILANTROPIA DEI MILIARDARI

 

 

T Shirt, Jeans e sneakers. Sono questi i 3 elementi d’abbigliamento dei nuovi miliardari. Il mondo digitale ha rivoluzionato ogni aspetto della società, inclusi coloro che la comandano.
Sono ormai anni, infatti, che siamo abituati a vedere volti come quelli di Zuckerberg, Bezos, Musk o Gates mascherati da indumenti casual nel tentativo di generare simpatia e approvazione nei consumatori. E cosa infatti, prima di tutto, rende i super ricchi persone stimabili e addirittura tutelate? Le donazioni.
Oggi vediamo i nomi di queste persone affiliati a grosse associazioni no-profit con il chiaro messaggio de “Siamo i buoni e facciamo del bene”. Ma è davvero così? Possiamo davvero parlare di filantropia nel vero senso della parola?
Indagando la questione, risulta che la realtà sia più complessa di così.

Vi sono due motivazioni principali che portano un individuo con grandi a patrimoni a voler donare grosse cifre verso organizzazioni di carità: evasione fiscale ed egemonia culturale.

La prima è la motivazione principale negli USA. La legge federale attuale, infatti, stabilisce che le quote destinate ad organizzazioni no profit siano detassate, e ciò, aggiunto al fatto che tali organizzazioni sono tenute a spendere solo il 5% dei loro investimenti annualmente, trasforma queste entità caritatevoli in veri e propri portafogli a prova di fisco.
Esempio eclatante sono le DAF (Donor Advised Funds) particolarmente popolari tra le aziende della Silicon Valley. Le DAF sono fondi in cui i donatori ottengono immediate detrazioni fiscali ma il denaro può transitarvi indefinitamente (al momento si stimano ben 120 mld dalla 2019 Donor-Advised Fund Report).
Tutto ciò la si può definire quindi una manovra fiscale più che un’opera di bene.

E la seconda motivazione? Quelle volte in cui davvero il top 0.1% decide di fare del bene?
Secondo una stima del Philanthropic Initiative for Racial Equity (PRE) soltanto 8.8% delle donazioni ad istituti ed enti privati è stato destinato ad iniziative per le comunità afroamericane mentre le stime di povertà assoluta di quel paese gravano in modo netto su quest’ultime (18.8% in povertà assoluta nel 2019 secondo Statista).
Non è un caso, infatti, che le donazioni più frequenti e importanti per beni culturali avvengono in città e centri dove vivono le testate giornalistiche principali o gli accademici più influenti come a New York (Dia Art Fondation, American Museum of Natural History, Metropolitan Museum of Art, Guggenheim)
Perché il fine vero e proprio non è migliorare la vita alle persone, ma solo apparire bene sotto la luce dei riflettori così che il pubblico non si accorga delle ingiustizie su cui queste gigantesche fortune si alimentano e sostentano.

Si prenda come esempio proprio la famiglia che donò decine di miliardi ai luoghi sopracitati: i Sackler. Chiunque abbia visitato un museo negli Stati Uniti ha visto questo cognome impresso nelle sale d’esposizione e lo associa proprio all’arte e alla contemplazione del bello. Peccato che proprio la Sackler è la famiglia proprietaria di due enormi aziende farmaceutiche (Purdue Pharma e Mundipharma) finite nel mezzo di un’inchiesta per aver commercializzato farmaci a base di oppiacei che causarono una grossa epidemia di tossicodipendenza negli ultimi 20 anni. L’attività da filantropi in questo caso fu direttamente collegata al tentativo di lavare il proprio nome infangato e tutelare quindi i loro business.
Ma invece le iniziative di Bill Gates? La ricerca sui vaccini, la lotta alla malnutrizione, lo sviluppo dei paesi africani. Queste sono a tutti gli effetti opere nobili, ma all’origine di queste non c’è un reale ideale umanitario.

La Gates Foundation infatti, inizialmente, nasce negli anni 2000 per riabilitare la reputazione dei suoi proprietari mente Microsoft era sotto processo per violazioni dell’Anti-Trust (all’epoca non esistevano Amazon, Facebook e altri colossi digitali rendendo Microsoft un monopolio de facto) collocando Bill Gates nella lunga lista di uomini bianchi super influenti con sprazzi di generosità per giustificare il loro immenso patrimonio.

 

Bill & Melinda Gates Foundation Visitor Center, Seattle, Washington. Credit: Jacklee

Ciò diventa ancora più palese quando, analizzando i dati effettivi e le dichiarazioni delle fondazioni stesse, si va a  stimare il costo reale e totale necessario per risolvere i problemi che tanto eroicamente essi si prefiggono di voler risolvere.
Per citare Patty Stonesifer, ex direttrice della Gates Foundation, :” Il nostro donare è una goccia nell’oceano a confronto con le responsabilità degli organi governativi”. Ciò trova riscontro ad esempio quando nel 2014, durante l’epidemia di ebola in Africa Occidentale, la Fondazione donò 50 milioni di dollari mentre le Nazioni Unite preventivarono un costo di 600 milioni (una spesa accessibile per Gates) per poter supportare il materiale e personale medico per trattare i malati.

Un altro esempio è la lotta che Gates fece propria contro la scuola pubblica: sostenendo una migliore istruzione tramite scuole private.

Nel 2005 la Fondazione stanziò una mastodontica somma di 2 miliardi di dollari per la creazione di scuole per ben 800000 studenti. Soltanto 3 anni dopo però, i finanziamenti si interruppero e Gates giustificò la cosa dichiarando:

” L’impatto generale dell’intervento, particolarmente nella misura che a noi più interessava (cioè che gli studenti proseguissero gli studi al college), non ha mosso l’ago della bilancia più di tanto. Non abbiamo visto un percorso verso un cambiamento sostanziale.”

Viene da sé che la realtà di questa filantropia è molto più fasulla di quello che dà a vedere.

Il problema essenziale di questi atteggiamenti propagandistici che strutturano lo scheletro per un vero e proprio culto della persona, è che vengono utilizzati come scusante per una serie di politiche volte a favorire ulteriormente la classe dirigente sempre in cerca di accumulare ulteriore denaro e potere indefinitamente. Più volte al Congresso americano durante i dibattiti sulla tassazione dei super ricchi furono usati questi esempi di filantropia come una sorta di via sostitutiva al finanziare istituzioni pubbliche con i medesimi scopi umanitari.

Di conseguenza si crea questo paradosso per cui è realmente necessario finanziare adeguatamente organizzazioni pubbliche (internazionali e non), ma contemporaneamente si pretende di alleggerire gli obblighi che i super ricchi hanno verso il resto della popolazione, risultando in un taglio ai budget e finanziamenti per i programmi.

Ed è proprio qui che si esprime l’impossibilità di questi individui di fare realmente del bene per la popolazione.
Vi è una ragione fondamentale che raggruppa tutti questi stratagemmi e tattiche volte a pagare meno o ad apparire più magnanimi, e ciò è da ricercarsi nel concetto di potere.

Queste persone sanno che la loro vita dipende da quanto si perpetua la bugia del poter accumulare così tanta ricchezza in modo etico, di avere diritto di poter plasmare il mondo secondo i loro mezzi e fini invece di affidare il compito ad istituzioni pubbliche a beneficio della collettività. È grazie a questi trucchi di “marketing” che essi continuano ad arricchirsi e rimangono impuniti. Noi siamo il consumatore e l’immagine che vogliono trasmettere di sé è il prodotto da consumare.

E tutto ciò funziona perché nel mondo ci sono molte più persone che si fiderebbero di più di Elon Musk con 1500 miliardi piuttosto che di un governo eletto democraticamente da milioni di cittadini.

La filantropia dunque è sbagliata? Ovviamente no, ogni atto volto ad aiutare il prossimo è degno di stima e va preso come esempio, ma ciò non deve essere il mezzo per il tornaconto di nessuno.
In conclusione non va fermata la filantropia di chi ha di più da offrire, bisogna invece cambiare il sistema vigente che permette ad un singolo di modificare ed influenzare la vita di milioni e milioni di persone secondo il proprio volere accumulando potere incontrollatamente.

Fonti:

Bill Gates’s Philanthropic Giving Is a Racket (jacobinmag.com)

 

No Such Thing As a Free Gift: The Gates Foundation and the Price of Philanthropy by Linsey McGoey – review | Society books | The Guardian

 

Adam Ruins Everything – Why Billionaire Philanthropy is Not So Selfless | truTV – YouTube

 

Why Billionaires Won’t Save Us | Patriot Act with Hasan Minhaj | Netflix – YouTube

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