UNIONE DEI GIOVANI DI SINISTRA Territori SARDEGNA: LA REGIONE PIÙ PROVINCIALE D’ITALIA

SARDEGNA: LA REGIONE PIÙ PROVINCIALE D’ITALIA

L’istituzione di nuove province avviene in Sardegna con numerosi passaggi nel corso della sua amministrazione.
Nel 1948 durante il Regno di Sardegna quest’ultima fu ripartita in 3 Divisioni (Cagliari, Sassari, Nuoro) e 11 province (Alghero, Cagliari, Cuglieri, Iglesias, Isili, Lanusei, Nuoro, Oristano, Ozieri, Sassari, Tempio-Pausania) con un’amministrazione che prevedeva tre figure di spicco: il governatore di ciascuna divisione, il suo vice e un consiglio provinciale eletto dal Governo centrale. Nel 1859 con il Decreto Rattazzi l’Isola fu divisa in due province (Cagliari e Sassari) entrambe sede di governatorato e prefettura, e in nove Circondari, i quali avevano pressoché la funzione degli odierni comuni. Questa suddivisione si mantenne fino al 1927, periodo in cui in Italia questi vennero aboliti e le province passarono a tre con l’aggiunta di Nuoro. Solo 47 anni più tardi si decise di estendere a quattro il numero delle provincie: il 28 agosto 1974 venne istituita Oristano.


Pare evidente che la storia delle province sarde è da sempre accompagnata da un costante cambio legislativo, il quale si intensifica ai giorni nostri. Lo scorso 16 aprile 2021 il Consiglio regionale ha approvato il testo degli Enti Locali che porta a sei le provincie (Medio Campidano, Nord-Est Sardegna, Nuoro, Ogliastra, Oristano, Sulcis-Iglesiente) e a due le Città Metropolitane (Cagliari e Sassari). Tuttavia, il Governo ha deciso di impugnare la legge, in quanto risulta incostituzionale e ingiustificatamente dispendiosa.

La risposta della giunta leghista non si è fatta attendere. Tra i dissensi della maggioranza spicca il consigliere Antonello Peru, il quale afferma: “la decisione del Governo è stata esclusivamente politica, di tecnico c’è solo l’ennesimo attacco alla nostra regione”. Probabilmente Peru fa riferimento alle altre undici leggi che sono state impugnate durante questa legislatura. Sembra abbastanza evidente che l’accusa di “attacco al colore politico” lascia ampio spazio a una cruda realtà: Solinas e i suoi non sanno legiferare.


Da un punto di vista tecnico, se consultiamo l’articolo 43 (Titolo V “Enti Locali”) dello Statuto Speciale, ci rendiamo conto dell’effettiva incostituzionalità della legge. Infatti, circoscrizioni e provincie possono essere modificate solo in seguito all’indizione di un referendum, unico strumento che accerta la volontà popolare.


A tal proposito è fondamentale ricordare che nel 2012 si è tenuto il referendum per abrogare le quattro province (Olbia Tempio, Ogliastra, Carbonia-Iglesias, Medio Campidano) istituite con la legge regionale del 2001: si noti che allo spoglio delle schede il “SI” ha vinto con il 96,94% dei voti e un’affluenza pari al 35,50%, un ulteriore prova che la volontà del popolo sardo è ben diversa dalla “politica delle poltrone”.

 

Un’ulteriore prova è fornita dalle stime demografiche: ad oggi la Sardegna, con 1.640.000 abitanti, possiede lo stesso numero di province del Lazio, che però conta il quadruplo della popolazione (6 milioni circa).
Se la regione passasse a 8 province, avrebbe un numero di enti superiori a Veneto, Puglia e Campania e una densità di abitanti per provincia pari a 200.000, nettamente inferiore alle altre città della penisola.
Sono dati che fanno riflettere sull’amministrazione dell’Isola e che indubbiamente le conferiscono il titolo di regione più provinciale d’Italia.







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