Quando una fabbrica e il suo territorio insorgono: il caso della GKN

Quando una fabbrica e il suo territorio insorgono: il caso della GKN

Novembre 14, 2021 0 Di Clelia Li Vigni

8 luglio 2021. Agli operai della GKN – Driveline di Campi Bisenzio (FI), fabbrica metalmeccanica che produce semiassi e il cui proprietario è il fondo finanziario Melrose, viene notificato che il giorno successivo sarebbero stati messi in ferie collettive. Poco male: a Firenze a luglio con un giorno di ferie si va a passare una giornata al mare. Ma poche ore dopo sarebbe arrivata la mail che ha cambiato le sorti di un territorio, quello dell’area fiorentina, che ancora si sta leccando le ferite dal caso Bekaert, fabbrica a Figline Valdarno che dopo tre anni di lotta ha chiuso definitivamente nel maggio 2021.  

 

Il 9 luglio 2021 arriva la mail: licenziamento collettivo di 422 operai. Oltre ai metalmeccanici e ai quadri la chiusura ovviamente colpisce anche i lavoratori e le lavoratrici in appalto, portando così il numero di persone che perdono il lavoro a circa 500. Ma GKN è una fabbrica fortemente organizzata. Con un alto tasso di sindacalizzazione, la GKN si è dotata di una forte struttura interna che verte sul Collettivo di Fabbrica. Questa struttura e la combattività degli operai hanno portato a strappare, a suon di scioperi, un’accordistica interna piuttosto avanzata rispetto al contratto collettivo nazionale dei metalmeccanici: esempio lampante è l’essere riusciti a mantenere l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori all’interno degli accordi con l’azienda.

 

E quindi a fronte delle lettere di licenziamento gli operai della GKN insorgono. E con loro, insorge tutto il territorio. I lavoratori dichiarano assemblea permanente, assicurandosi che ci siano postazioni di controllo 24 ore su 24 nel caso l’azienda provasse a far uscire i macchinari dallo stabilimento. E ripetono: da qui non esce neanche un bullone. Cominciano le manifestazioni: dapprima lo sciopero generale provinciale, convocato dalla CGIL per il 18 luglio a Firenze. Poi il corteo che parte dai cancelli della fabbrica, il 24 luglio. Ancora, la manifestazione in Piazza della Signoria l’11 agosto, giorno della liberazione di Firenze dal nazifascismo. E infine, il 18 settembre, il corteo infinito che ha inondato le strade del capoluogo toscano. Manifestazioni partecipate, rese dagli operai della GKN un momento non solo per difendere la loro fabbrica ma per far scendere tutti e tutte in piazza con le proprie istanze. 

 

Questa sono, in estrema sintesi, le tappe della lotta della GKN. In mezzo ci sarebbe anche la vittoria dell’articolo 28 dello Statuto dei Lavoratori per condotta antisindacale, che ha riconosciuto i licenziamenti come illegittimi per violazione degli accordi da parte dell’azienda, e la legge anti-delocalizzazioni scritta dagli operai insieme ai Giuristi Democratici, da poco depositata in Parlamento dai deputati Yana Ehm e Nicola Fratoianni. Ci sarebbero anche le tante altre manifestazioni a cui il Collettivo di Fabbrica ha partecipato, dallo sciopero generale del sindacalismo di base dell’11 ottobre alla manifestazione contro il G20 a Roma del 30 ottobre. Ma soprattutto, c’è una fabbrica e un territorio che non vogliono rassegnarsi al triste epilogo della deindustrializzazione a cui abbiamo assistito ripetutamente negli ultimi 15 anni. 

 

La traiettoria è infatti sempre quella: la multinazionale decide di delocalizzare in Paesi dove il costo del lavoro è estremamente basso e i diritti dei lavoratori pressoché inesistenti. Si apre la procedura di licenziamento collettivo (o, sovente, c’è una proposta di ricollocamento in stabilimenti a centinaia di km da casa), qualche presidio, una serie di incontri al MISE, e la vertenza si chiude categoricamente con la perdita di centinaia di posti di lavoro, famiglie lasciate senza un reddito, e la deindustrializzazione del territorio. 

 

Ecco, il coro diventato ormai celebre ad ogni manifestazione dal 9 luglio a questa parte recita “ma non c’è resa, non c’è rassegnazione, ma solo tanta rabbia, che cresce dentro me”. E così è stato: gli operai e il territorio fiorentino non si sono arresi né rassegnati. GKN è diventata un esperimento sociale: una comunità che resiste, che tesse reti di relazioni con le scuole, le università, le realtà culturali. Dai concerti agli incontri con studenti e studentesse, quello che sta prendendo forma è la prova tangibile che la storia non è già scritta ma si scrive, tutti e tutte insieme; e che non c’è un percorso predeterminato verso lo smantellamento di uno stabilimento perfettamente funzionante, tra l’altro in buona salute economica. 

 

In altre parole, piuttosto note a chi milita a Sinistra: un’alternativa è possibile. E necessaria. Gli operai della GKN stanno dimostrando che tanto potrebbe essere fatto per rinnovare e salvaguardare il tessuto industriale italiano, tramite proposte come quella di creare un polo per la mobilità sostenibile. Tale progetto coinvolgerebbe anche gli stabilimenti Stellantis in crisi, diventando un’opportunità concreta per lo Stato italiano di tornare a fare politiche industriali. 

 

I prossimi mesi determineranno se il sapere operaio riuscirà a rivendicare la sua centralità dopo un trentennio buio di pratiche manageriali dall’alto e rimpicciolimento dello Stato. Ma una cosa è certa: solo con la lotta si possono provare a cambiare le sorti di quella che pare un’inesorabile parabola da crisi industriale o delocalizzazione a licenziamento e deindustrializzazione. E questo può essere fatto solo se insorgiamo, tutti e tutte.