I nostri compagni di lotta sono in piazza, non nei palazzi

I nostri compagni di lotta sono in piazza, non nei palazzi

Gennaio 10, 2022 0 Di Michele Tortorelli

Sinistra Italiana ha recentemente assistito all’uscita di due membri della dirigenza e, contrariamente a quanto si possa pensare, non è un male. L’abbandono di Loredana de Petris e Paolo Cento, entrambi provenienti dai verdi, segna un punto di svolta che il partito deve cogliere.

 

L’Italia sta vivendo una stagione politica difficile e di grandi mutamenti: il movimento nato per abbattere il sistema è diventato esso stesso parte del sistema. Si è alleato poi con il partito tradizionale che più di tutti ha avversato negli anni passati: il Partito Democratico.
Il ruolo della sinistra in questo scenario non può essere quello di costruire liste civiche rosso-verdi utili solo a custodire poltrone e rendite di posizione. L’approdo di De Petris e Cento sarebbe poi in un “soggetto solidale, ecologista ed europeista”. È abbastanza chiaro che si tratterà di un soggetto totalmente subalterno al Partito Democratico, data la presenza del sindaco di Milano Beppe Sala. L’eco-socialismo è abbandonato per un ecologismo che puzza di green-washing. La componente di lotta sociale è assente mentre capitalismo e libero mercato sono dogmi da non mettere in discussione. L’europeismo poi rimane un elemento quanto meno discutibile data la presenza di ostacoli concreti alla costruzione di un’Europa sociale nel modo stesso in cui sono concepite le istituzioni europee.

 

La vocazione della sinistra è nella lotta al fianco di lavoratrici e lavoratori, dei più deboli e degli invisibili. È inutile correre dietro a chi ha ignorato il recente sciopero generale indetto da CGIL e UIL.
I compagni in questa lotta erano in piazza, chi ha deciso di rimanere nei palazzi ha preso una convinta decisione politica e bisogna prenderne le distanze.
Chi ha votato la fiducia a questo governo e continua a sostenerlo è incompatibile con le lotte che una vera sinistra dovrebbe portare avanti. Tutti i progetti a cui dovremmo ispirarci hanno nella lotta una componente fondamentale, e il vuoto lasciato dal Movimento 5 Stelle può essere solo un bene per la sinistra.

 

Purtroppo, la delegittimazione da parte dei mass media è già in corso. I principali Telegiornali trattano lo sciopero generale senza nemmeno menzionarlo nei titoli. I giornali, a parte Il Manifesto, trattano l’argomento in piccoli trafiletti. Eppure ricordiamo tutti molto bene la prontezza nel documentare ogni raduno no-vax, anche il più insignificante. Si preferisce discutere continuamente di quattro sciroccati, usati come foglia di fico per coprire gli errori del governo nel contenimento del virus. Al contrario, piazze gremite che gridavano uguaglianza, democrazia e libertà sono state ignorate. È un enorme vulnus nella nostra democrazia.

 

Eppure le proteste si sono dimostrate fondamentali nella creazione e nello sviluppo di movimenti popolari nel resto d’Europa e del mondo.
Il partito spagnolo Podemos è nato e cresciuto tra le file degli attivisti e attiviste dei moti del 15 maggio, i cosiddetti “indignados”. Il movimento è nato in contrapposizione ai due partiti principali, Socialisti e Popolari.
L’ascesa di Syriza in Grecia è avvenuta grazie ai cittadini e alle cittadine che hanno partecipato alle lotte di piazza contro l’austerità imposta dall’Unione Europea e dal governo di unità nazionale tra PASOK e Nuova Democrazia.
Il neo-presidente cileno Gabriel Boric, prima di diventare deputato nel 2014, ha militato tra le fila dei movimenti studenteschi del 2011 che chiedevano un cambiamento radicale del sistema educativo del Paese.
Mi sembra chiaro come il campo progressista di cui si parla sia in realtà una trappola. Chiunque abbia a cuore i più deboli deve tenersi alla larga e provare a creare un vero partito unitario e profondamente alternativo al PD e alla destra.

 

Il mio augurio è che la rinascita della sinistra italiana parta da quelle piazze che reclamano giustizia sociale e dalle urla di giovani studenti e studentesse e di lavoratori e lavoratrici stufi di salari da fame e stagnanti, di delocalizzazioni, di tutele inesistenti e pensionamenti che arrivano oltre i 70 anni. La lotta di classe è stata evidentemente vinta dai padroni e i lavoratori divisi, dilaniati e delegittimati da anni, ora fanno di nuovo sentire le loro voci. Dobbiamo rivolgerci a loro senza paura di usare termini come socialismo e, appunto, lotta di classe, perché tutto è andato male quando in nome di una presunta modernità sono stati abbandonati alla storia.

Noi ripartiamo dalle piazze e loro dai palazzi al fianco di Draghi. La “maggioranza sociale”, termine spesso usato dai compagni e dalle compagne di Unidas Podemos, capirà da che parte stare.