UNIONE DEI GIOVANI DI SINISTRA Esteri,Politica ALLA CONQUISTA DELL’ELISEO

ALLA CONQUISTA DELL’ELISEO


La marcia dell’Union Populaire e la sinistra che riempie le piazze e le urne.

 

Gli ultimi sondaggi sulle elezioni presidenziali francesi sorridono alla sinistra: Jean-Luc Mélenchon, candidato per la France Insoumise, è a un passo dal raggiungere il secondo turno e sfidare Emmanuel Macron. Insieme a Marine Lepen è il candidato che sta conducendo la campagna che gli elettori giudicano migliore. L’umore delle piazze e di elettori e militanti rispecchia questi numeri.

 

La marcia del 20 marzo

Noi abbiamo potuto tastarlo in prima persona partecipando come UGS alla marcia dell’Unione Popolare, nome della coalizione che sostiene il candidato insoumise. Un corteo enorme è partito alle 14 circa del 20 marzo da Piazza della Bastiglia diretto verso piazza della Repubblica. Il corteo ordinato dal quale svettavano bandiere del partito al vento, tricolori francesi, qualche bandiera straniera, striscioni e cartelloni di ogni tipo, era diviso in 3 parti fondamentali: il primo spezzone capeggiato da Mélenchon e formato dai fedelissimi e i dirigenti del partito, il secondo composto dai militanti storici, in ultimo la giovanile del partito. Decisamente il terzo spezzone era il più rumoroso con musica e cori dove riecheggiava un leitmotiv “on va gagner”, andremo a vincere.

 

Molti elettori ed elettrici sono rimasti incuriositi dalla stella rossa di UGS e dal tricolore italiano e ci hanno chiesto come mai fossimo lì. Alla nostra risposta, “per esprimere il nostro sostegno alla candidatura di Jean-Luc Mélenchon”, nei loro occhi si leggeva orgoglio e felicità. All’entusiasmo dei giovani seguiva più rassegnazione nelle persone adulte con cui siamo riusciti a parlare nel corteo, tra cui diversi italiani emigrati decine di anni fa. Uno in particolare ha sottolineato l’importanza che anche i più anziani come lui partecipino perché la situazione politica è critica, ci sono tanti delusi ed è giusto schierarsi.

 

“Non mi interessa essere contro il mercato, il mercato è un caos”

Arrivati in piazza e ascoltati diversi interventi arriva il candidato Mélenchon, alla sua terza elezione per l’Eliseo dopo aver sfiorato il ballottaggio per appena 600.000 voti nel 2017. All’accoglienza scrosciante salito sul palco lui saluta con un sorriso e un pugno alzato.

 

L’inizio del discorso non può che inneggiare alla resistenza del popolo ucraino a cui “dedica” la piazza stracolma di gente. Poi si parla di economia, Macron e subito tre temi cardine della campagna: la pensione a 60 anni, mentre il presidente la vuole a 65, il salario minimo (SMIC) a 1400 euro e il blocco dei prezzi dei beni necessari. Poi una stoccata ai ricchi che hanno fatto profitti milionari durante il covid, mentre la gente comune faceva fatica a sopravvivere.

La cosa che mi colpisce nel sentire queste parole è la sua chiarezza accompagnata da una capacità di animare la piazza senza dubbio sconvolgente: alle urla “Melenchon, Melenchon, Melenchon” lui invita a inneggiare non a lui, “so già il mio nome”, ma a urlare “Union Populaire”.

 

No al mercato del sapere

Il discorso continua, concitato, sulla degenerazione della scuola e dell’università, che per colpa anche della commissione europea vanno sempre peggio. Lui sottolinea invece l’importanza della scuola pubblica e gratuita che ha il compito fondamentale di formare il popolo francese, “è l’istruzione che rende liberi e permette l’emancipazione”. Per questo aumento dei salari per gli insegnanti e programma unico e omogeneo per tutti e tutte è ciò da cui partirebbe. In sostanza una scuola obbligatoria, laica e pubblica.

Poi si concentra sulla ricerca: nel paese che ha inventato i vaccini (un po’ di patriottismo serve a riscaldare il cuore dei francesi), dopo aver regalato 7 miliardi per la ricerca ad aziende “parassite” come Sanofi è inaccettabile che la Francia non abbia sviluppato un suo vaccino.

 

Anche se Macron non ci vuole, siamo qui

Dalla piazza questo grido riecheggia, “per l’onore dei lavoratori, anche se Macron non ci vuole, siamo qui”. Non è un coro qualunque. È quello dei gilet gialli. Mélenchon non ha dubbi, i gilet gialli hanno subito repressioni poliziesche che non devono essere tollerate. C’è un problema di libertà con leggi sulla delinquenza e sul terrorismo che hanno reso la Francia una democrazia imperfetta. La proposta più forte è sicuramente l’amnistia per tutti i gilet gialli condannati.

 

Il discorso continua toccando temi quali le riforme costituzionali contro la monarchia presidenziale e la formazione di un’assemblea costituente che inauguri la Sesta Repubblica.

Infine transizione ecologica e armonia tra esseri viventi e natura. Nel suo programma, esposto in 3 ore di video su internet, ha dimostrato di avere su tutti i temi riguardanti l’ecologia un piano più avanzato di qualsiasi candidato, perfino di più del candidato dei verdi Yannick Jadot.

 

Finito il discorso, dopo la Marsigliese, parte in maniera spontanea l’Internazionale dalla gente in piazza. Andati via, prendo il telefono e vedo le immagini dall’alto. Eravamo in centomila. Un’emozione indescrivibile. Chiudo gli occhi e ho chiaro in mente per cosa lottiamo in Italia.

 

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